Agosto è finito, e mi mancherà il suono dei bracciali d'argento sui polsi mentre torno verso casa, lì a tintinnare ad ogni ammaccatura della strada. La catena della bicicletta picchia in qualche punto, ma è chiusa e non riesco a metterci mano per aggiustarla; non ho nemmeno tempo per portarla da qualcuno, e l'ultimo vecchietto che ne conosceva la meccanica ha chiuso bottega. No bici mia, tranquilla, non ti porto più da gente che non sa trattarti; ti meriti dita d'oro. Facciamo un bel suono insieme, io coi miei bracciali d'argento russo e la catena a mettere il ritmo; concertino a percussioni per argento, acciaio e ferro. E passiamo veloci tra i sonni altrui, tra le strade vuote e l'aria umida mentre torniamo a casa.
Il cielo è sempre più chiaro, vorrei sprofondare tra lenzuola blu senza sogni, un unico e profondo sonno senza pensieri. E che domani fosse nuovo. Dovrei dormire a testa in giù per potermi addormentare guardando la luna... Luna bianca per sogni tondi e senza peso. Tic, tac, tic, tac... passi sui ciottoli che giocano con loro stessi. Ogni tanto mi reinvento.
Roma non è amica delle biciclette, ma non mi va di farmi bloccare da questo. Forse è la mia piccola rivoluzione privata, testarda e cocciuta nell'usarla anche qui nonostante io sembri un pesce che decide di farsi una passeggiata sul bagnasciuga...
La mia bici è parcheggiata paziente all'Eur, in attesa che vada a recuperarla. Io sto dalla parte opposta di Roma e la strada che dall'Eur entra in città è infattibile con due ruote non motorizzate, verrei asfaltata nel giro di 500 metri. Unica soluzione è caricarla in metro per un pezzo e già che ci sono arrivare in centro risparmiandomi svariati chilometri pedalando!
Fermata Marconi, gabbiotto delle informazioni Linea B io: -Scusi, vorrei chiedere una cosa... Biciclette? Come si fa? (maledetta me che parlo e scrivo sempre in nominale senza usare verbi, e spesso nemmeno complementi!) -No signorina, guardi, qui bici mica le vendiamo.. (e parte un sogghigno da gatto del cheshire che gli taglia in due la faccia!) io: -Davvero?? No, ma come?? E io che credevo.... Ghignamo per un po', dopodichè mi conferma che posso portare la bici, ma solo dopo le 9 di sera.
Mille giri e spostamenti vari per chiudere il trasloco in un giorno solo. Arrivano le 9.
Eur Fermi, la bici attaccata a un lampione dietro i cassonetti, nessuno l'ha notata o forse è considerata troppo inutile per essere presa in considerazione. Persino il campanello è ancora al suo posto nonostante sia agganciato al manubrio solo a scatto!
Metro, ostacolo numero uno. -No signorina, non può passare. Solo i festivi. io: -No no, anche i feriali, ma dopo le 9. -(sguardo perplesso) Aspetti che sento. (telefonata) Passi, passi! io: -Non riesco a fare il biglietto per la bici, mi potrebbe aiutare? -Ma che biglietto, mica serve!! [peccato che il sito dell'atac non dica così.. anyway meglio così, un eurello risparmiato!]
Verso la carrozza in testa, dato che sulle altre la bici non può salire. Arriva il treno e vedo l'espressione del conducente: occhi strabuzzati come se avessi gli sci addosso e stessi pattinando sulla banchina! E invece sono solo in attesa con una bicicletta a mano... Stussi e sballottolamenti vari, vagoni già praticamente deserti, si arriva a Termini!
Sembro talmente sbarcata da un altro pianeta che il guardiano quasi mi adotta, gran sorrisoni e mi fa passare dalle barriere speciali. -Allora signorina, come la portiamo su 'sta bicicletta? Chiamo l'ascensore o si fa le scale? io: -Beh, se c'è l'ascensore è fantastico! -Vada vada, glielo apro io da qua, non spinga niente, eh, mi raccomando!
Gabbiotto di acciaio satinato in cui inizia a salire un po' di claustrofobia, per fortuna il tragitto è breve e sbuco su Piazza dei Cinquecento! Un respiro d'aria e di sera e si va, su in sella tornando verso la stazione per prendere via Cavour.
Di nuovo mi rendo conto che una bicicletta fa scalpore, nonchè occasione per tentativi di attaccar pezze senza fine da parte dei tassisti fuori Termini!
-Ma che? Torni a casa in bici? Con 'sto freddo?? io: -Ebbè, che no? -Brava, brava! Ma attenta, eh?!
Prendo via Cavour, godendomi la discesa a velocità elevata, l'aria gelida in faccia che fa lacrimare gli occhi e arrossare le guance. Arrivo a S.ta Maria Maggiore, tratto in salita da fare pedalando in piedi dato che da strade tutte in piano non sono ancora abituata ai dislivelli romani! Per fortuna via Merulana è tutta in discesa, spingendo forte per andar veloce e ignorare il vento gelido che si è abbattuto su Roma. Arriva un pezzo in salita e tra le macchine e gli occhi che lacrimano a non finire vedo una figura in rosa acceso che mi inizia a gridare addosso. Bene, probabilmente possiamo raggiungere il clichè massimo stavolta: uomo, pelle nera da profonda Africa, caschetto castano, vestitino attillatissimo rosa schocking con boa in coordinato, accento spiccatamente francese! -Ma bonne, qu'est ce que tu fais? Seguono parole varie che col vento addosso non capisco minimamente, ho solo il vago sospetto che non fossero apprezzamenti però....
Via Merulana finisce e S. Giovanni mi sbuca d'improvviso davanti, anche se all'inizio non lo riconosco. Passo gli archi, inizio a riconoscere vie. Sono le 10 passate... Casa...
Il Gran Kan contempla un impero ricoperto di città che pesano sulla terra e sugli uomini, stipato di ricchezze e d’ingorghi, stracarico d’ornamenti e d’incombenze, complicato di meccanismi e di gerarchie, gonfio, teso, greve. - È il suo stesso peso che sta schiacciando l’impero -, pensa Kublai, e nei suoi sogni ora appaiono città leggere come aquiloni, città traforate come pizzi, città trasparenti come zanzariere, città nervatura di foglia, città linea della mano, città filigrana da vedere attraverso il loro opaco e fittizio spessore. - Ti racconterò cosa ho sognato stanotte, - dice a Marco. In mezzo a una terra piatta e gialla, cosparsa di meteoriti e massi erratici, vedevo di lontano elevarsi le guglie d’una città dai pinnacoli sottili, fatti in modo che la Luna nel suo viaggio possa posarsi ora sull’uno ora sull’altro, o dondolare appesa ai cavi delle gru. E Polo: - La città che hai sognato è Lalage. Questi inviti alla sosta nel cielo notturno i suoi abitanti disposero perché la Luna conceda a ogni cosa nella città di crescere e ricrescere senza fine. - C’è qualcosa che tu non sai, - aggiunse il Kan. Riconoscente la Luna ha dato alla città di Lalage un privilegio più raro: crescere in leggerezza. (I. Calvino)
Per ogni mondo elevato occorre esservi allevati … l'andamento e il corso ardito, lieve e delicato dei suoi pensieri, l'intima disponibilità a grandi responsabilità, la nobiltà di uno sguardo imperioso, di uno sguardo dall'alto, la cortese protezione e difesa di ciò che è stato disconosciuto e calunniato, sia esso Dio o il diavolo, il piacere e l'esercizio della grande giustizia, l'arte del comando, la vastità del volere, la lentezza di uno sguardo che di rado ammira, di rado si affisa in alto, di rado ama. (F. Nietzsche)
Disperdere i sensi... e ancora sentire. (M. Cerri)
no oil - sous le beton la terre fertile
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S. Zavrel - M. Cerri - H. Rousseau - J-M. Folon - mine - S. Vincendeau - ? - H. Cartier-Bresson - mine - M. Cerri - ?