io...
Stanca.
E non voglio vedere che forse in fondo l'esigenza è solo mia.
Ci si vende per soldi. Oppure per parole, sguardi, attenzioni di un momento o poco più. Ma alla fine si arriva sempre allo stesso punto. E alla stessa considerazione di sè...
E poi ti svegli e ti chiedi perchè, cosa stai facendo, se ci sia un senso in questo teatrino di maschere che non sanno far ridere. Nemmeno piangere in realtà, e stanno lì, mute, appese al muro, senza nessuna parola da dire, le storie da raccontare dimenticate da tempo.
E tanto cederò a me stessa fin troppo presto, buoni propositi e orgoglio verranno sotterrati ancora vivi sotto la sabbia.
Il mio fedele censore farà il suo sporco lavoro anche stavolta, con ogni attenzione e cura possibile.
-Vedi, è che cadi nell'inessenziale...
sabato 30 agosto 2008
inessenzialmente
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plenilunjo
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giovedì 28 agosto 2008
random mind
Non bisognerebbe conservare le cose così a lungo. Tenerle in un angolo, chiuse al sicuro e al riparo dagli sguardi, convinti di tenerle così in serbo per un domani. E poi, quando andiamo a cercare ciò che abbiamo con cura messo via, scopriamo che nel silenzio ha cambiato forma. E non riusciamo più ad avvicinarci, a gustarne il sapore o il profumo, a sorriderne.
Carezze che non sanno di esistere, bruciate d'ocra in contatti troppo forti che dimenticano dolcezza e cura. E forse per quello il mio viso prende tinte spente di viola, nel bisogno di abbracci per mettersi a nudo, calore dolce per sentirsi al sicuro.
Pane caldo appena imburrato, e lenzuola di burro per scivolarsi addosso, senza peso sospesi nel tempo.
Passare la notte avvolta nel tuo abbraccio, braccia a circondarmi e tenermi stretta per respirarti. Respirare il tuo odore per tutta la notte e conservarlo fino al mattino.
Sorrisi che commuovono e colmano il corpo intero, in doni lontani di serenità pura, montagne salde che offrivan riparo. Il tuo, desiderio di abbraccio ricevuto in dono, solidità di monte che avvolge e rallenta i pensieri, dolcezza d'ombra di pietra forte.
Sfruttare la notte per cacciare il giorno, potermi adagiare su te a chiudere gli occhi, respirando lenta.
Maledire il mattino che allontana e porta via.
E io uso troppe parole, cerco di chiarire dove non c'è bisogno, e mi dici che forse qualcosa non va.
Tentativi di coprire silenzi.
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plenilunjo
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martedì 26 agosto 2008
macerie fertili
Giorni che passano per ritrovarsi in buonGiorni sempre nuovi, limpidamente chiari, in cui sentirsi, scoprirsi e riscoprirsi ogni volta da capo, mai interamente noti, mai scontati, sempre noi, ogni volta nuovamente noi, nuovi noi.
Soffiar via abitudini e polvere per rinascere ad altra vita, ogni giorno rinascere senza rinnegare ciò che è stato, ciò che è passato.
Good Morning.
Grumi dolci per mettersi a nudo e sentirsi vivi.
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plenilunjo
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venerdì 22 agosto 2008
desideri distorti
inchiodarsi al muro
sogno distorto
giocare al massacro con delle idee
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plenilunjo
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giovedì 21 agosto 2008
fiori di polvere
dalla polvere ho imparato a non chiedere nulla
un fiore di stoffa raccolto da terra
fiore di polvere
polvere sulla pelle e nei vestiti, nelle nostre parole
polvere a ricoprirci e togliere l'aria
gocce di pioggia a impastarsi e diventare fango
parole lacere che non sanno nulla di sé
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plenilunjo
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mercoledì 20 agosto 2008
Finist Belfalco
Se pianti aghi e coltelli le ferite saranno la moneta di scambio. E allora di che ti stupisci?
Come Finist, l'unica cosa che resta da fare è aprire le ali, prendere slancio, volare lontano.
Ferire e ferirsi, per quel che si è. Non per un gesto, nè una parola, ma tenere lontani per la propria essenza.
Che c'è qualcosa di profondamente sbagliato, ma quando siamo troppo vicini si smette di riuscire a vedere.
Sento i coltelli ma non ricordo più dove li ho conficcati. E come sempre riuscirò a ferirmi e ferire chi si avvicina.
Come Finist, le ali lacerate faranno gettarsi in volo. Ma i miei coltelli sono penetrati fondi a terra, e dritti dentro al suolo mi terranno conficcata in esso.
Corpo inutile che non sa parlare, che diventa un peso da portare con sè, pesante e grave. Viso irregolare e composto male, che non sono gli specchi a saperlo riflettere. E ora resta scomposto e rotto, senza occhi da guardare che sappiano rimetterlo a posto, che lo schiariscano con lentezza, dolcemente attenti.
Le tue parole come conchiglie ancora bagnate di mare, tra le mani per accarezzarmi il corpo.
E cerco di non pensare e guardare il mare, a cercare il rosa madreperlaceo che riflette il cielo, ceruleo cupo che s'immerge nell'indaco.
Forse anch'io una conchiglia rotta in balia di scogli e sale, acqua che lava e porta lontano, porta via senza lasciarsi in ricordo.
Stretti tra le dita per gocce di sangue, conficcati in gola per imporsi silenzio.
Persone amate per riuscire a guardare i propri cocci di vetro.
Persone amate nella piena luce del giorno.
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plenilunjo
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venerdì 15 agosto 2008
temporale opaco
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plenilunjo
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lunedì 11 agosto 2008
le fate danzano, ma non concedono invito
Niente stelle per S. Lorenzo. Mi avrebbero resa triste.
Non avremmo trovato cielo pulito, senza inquinamento di luci, sarebbe stato un nero sporco, le stelle a lottare coi nostri rumori.
La luna sta crescendo, tra pochi giorni sarà piena.
Anche lei copre le stelle, e per una volta spero siano nuvole.
Nessun desiderio, che tanto le stelle già li conoscono, glieli canto ogni notte tornando a casa perchè poi vengano soffiati dentro al mio sonno e nei miei respiri continuino a vivere, fiammelle leggere che chiedono aria.
Mi sveglio con un sorriso appoggiato sul corpo, occhi che sanno di carezza chiara, mani che ancora indugiano lente, ricolme di cura.
Il giorno segue, il mondo pure.
Io continuo a vivere di quei tocchi, che mi si sono attaccati addosso, che continuano a battere lenti, senza tempo, che mi legano stretta con nodi d'etere.
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plenilunjo
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giovedì 7 agosto 2008
notte di pioggia
notte di pioggia forte, cielo in rivolta, odori acuti impregnati di buio.
al chiuso, restare immobili a guardare fuori per lasciarsi trascinare dalle gocce d'acqua, gettare fuori i pensieri per farli finire scroscianti a terra, rumori indistinti a fluire via.
gocce di pioggia a frenare la luce, schegge sospese in aria a rompere il buio.
in sottofondo tintinnio metallico, scosso dal vento.
le ginocchia raccolte al petto, lo sguardo perso, i pensieri anche.
senso di scacco, impotenza.
non poter far nulla per raggiungere ciò che cerchi, che il mondo s'intromette beffardo come a prendersi gioco di noi, inventando sempre nuovi trucchi per farci affidare al vento e poi perdere quota, schiantarci di colpo.
e incassi, e cerchi di convincerti che prima o poi ce la farai a prendere il volo e nelle correnti d'aria ci sarà equilibrio fatto di evoluzioni, planate e slanci, acrobazie che s'intrecciano ridendo, energia pura che si snoda e vibra vorticando su se stessa, gioendo di sè.
e vai avanti, giorno per giorno, un respiro fondo a salutare il sole per ricordarsi di tenere gli occhi aperti, a farsi riempire e lacrimare d'aria.
ma in fondo a tutto una mancanza acuta, a ricordare...
nostalgia e desiderio, legati stretti.
cercarsi comunque, che non puoi farne a meno.
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plenilunjo
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mercoledì 6 agosto 2008
per terra, desiderando il cielo
Occhi bassi che chiedono di tornare bambini, per non dovere più essere cinici, per riuscire a incantarsi di nuovo.
Ma non è troppo distante, e intrecciamo fili e voci in discorsi antichi per tagli nuovi, a cercare sorrisi sul viso mentre giochiamo sull'erba.
Ma ne ho bisogno per andare avanti.
Ho bisogno di salutare la me bambina e il suo letto giallo, che ancora sono convinta sia stato dipinto mentre dormivo, in un pomeriggio come uno di questi, con le finestre aperte e la luce a entrare con forza.
E ora seduta sul legno, quasi accucciata, svito i perni, lo distruggo e le assi cadono a terra, spazio vuoto dove c'era il passato, solo aria a restare sospesa, silenzio.
Il Giardino vibra, onde elettroniche, voci amplificate, dijeereedoo, fari puntati sugli alberi in colori di plastica, mattoni antichi che accolgono luci e storie.
Sdraiata per terra, una collinetta che ospita un albero, toni blu, alcune foglie macchiate di porpora. La terra sotto e le mani afferrano l'erba cresciuta sul secco. Una voce continua a narrare, lenta, parla, racconta storie, s'intreccia ai suoni e alle luci.
Fuggo nel buio, nel cielo, non voglio pensare a tutti i miei passati.
Sento la terra e mi rifugio nel cielo.
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plenilunjo
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