Parole dall'effetto devastante. Non arrivo nemmeno alla fine e gli occhi già bruciano, rossi, zuppi, come se di colpo si fossero lasciati andare, qualcosa nascosto appena sotto la superficie a esplodere di colpo. Crollo, così, senza motivo.
E la solidità ritrovata, i sorrisi, il Sole, diventano miraggi con cui gioco con me, restando in equilibrio a bordo del prato come fosse acqua in cui affondare. Non c'è abbastanza freddo perchè si formi ghiaccio.
Intorno ho le mie margherite che mi fanno sorridere e inclinare il capo al sole. Ostento sorrisi che in fondo sento anche, colori d'occhi e abbracci che scaldano e danno solidità di fondo su cui reggersi. Ma alla fine sono una gru in equilibrio su una gamba sola, e alla prima scossa se non volo in tempo cado a terra.
Quanto mi sento la pelle nuda...
La nebbia, il profumo di legna bruciata, respiri lievissimi a fianco che ti fanno crollare in sonni profondi, fino ai sorrisi del buongiorno l'indomani...
Ma le carezze non si possono chiedere, sono troppo intime.
Possiamo scontrarci, venirci addosso, evitarci, correre, danzare... Ma carezzarci no.
E' la bellezza della distrazione di gesti non pensati, mani che sfiorano la pelle in tocchi senza logica. Arrendevolezza sotto la punta delle dita per gesti di cura che non vogliono nulla in cambio se non un corpo che si distenda in un sorriso. E' lasciarsi andare, a prestare e ricevere cura.
Niente carezze... Non ci possiamo permettere di lasciarci andare così tanto, consegnarci all'altro perchè si prenda cura di noi.
Ecco, forse è questo... Ho reimparato a camminare, forse a narrare, e a volte credo di sapere anche danzare.
Ma mi mancano quelle carezze che ti dicono di non pensare, non preoccuparti, che qualcuno è lì a guardarti e soffierà sui tuoi pensieri grigi quando li vedrà velarti gli occhi.
Eppure non mi capisco lo stesso, non capisco perchè crollo di colpo, per un nonnulla. Non possono essere solo carezze che non sono, notti vuote e buongiorni non dati.
Senza accorgermene continuo a costruire castelli intagliati nella carta. Mi convinco che non ci credo e finisco per bagnarli d'acqua. E ancora una volta sono qui a pensare e credere in un gioco inesistente, violentandomi per convincere le dita a stracciare la carta.
giovedì 25 dicembre 2008
jeux interdits
traccia di
plenilunjo
alle
21:16
0
commenti
Etichette: incontri-scontri, pensieri
lunedì 22 dicembre 2008
'til the end of the world
E' appena finito il primo giorno d'inverno, l'autunno è andato mentre io resto a sperare che i danni che ha portato con sè si esauriscano con lui e non lascino scie sulla sabbia fredda.
L'inverno è intimo nel suo freddo, ferma il tempo e sospende il sole, incastrato vivo tra i rami degli alberi che ricamano il cielo di trine scure.
Non sono brava a salutare, ho sempre cercato di evitare gli addii. E mentre ancora sono lì già mi vedo altrove e allora mi stringo un poco in più, la mia presa è un po' più stretta.
Inizio ad allontanarmi prima che succeda davvero, a piccole dosi...
Mischio luoghi per poche ore, le mie diverse vite si guardano negli occhi e scoprono le loro voci.
La pianura al tramonto è un unico cielo, trafitto dai rami spogli zuppi di nebbia, cielo fino alla fine del mondo.
traccia di
plenilunjo
alle
01:03
0
commenti
Etichette: incontri-scontri, istantanee
lunedì 15 dicembre 2008
prestigiatori dal cappello bucato
Era così anche in Francia...
Talvolta odiavo Parigi, quando la sentivo parlarmi come un'amante gelosa che ti trattiene ad ogni costo, sussurrandoti dolce.
Non volevo parlare francese, proprio non volevo. Nè parlarlo nè impararlo, e sono andata avanti un anno a improvvisare parole, inventare frasi che d'italiano lasciavano trasparire ogni impronta.
E' che non volevo restare lì e quello era un modo come un altro per negare la cosa, come un bambino che si rifiuta di fare una cosa per ripicca. Non ti vuole seguire, proprio no! Perchè non vuoi capire che vuole restare qui, a continuare a giocare?! Ma tu l'hai costretto a venire, e adesso allora non puoi dire nulla se sta zitto. E' il suo modo di dirti che lui qui non ci vuole stare.
Ecco.. io ho fatto così per un anno, come se in quell'inganno da prestigiatore col cilindro bucato potessi fingere di accorciare il tempo, e non essere lì.
Non ha senso giocare coi se e coi ma, tuttavia.... Ci si perde in storie non vissute, in strade che hai visto e deciso di non prendere. E a volte incroci strade che sapevi di star facendo in modo di perdere...
Finisce comunque che ti scontri col mondo. Con quello che alla fine è venuto a essere, al di là di tutti i pensieri partoriti, di tutti i viaggi fatti o meno.
Non scrivo per restare nei miei giochi. Sono pensieri che da soli non se ne vanno e io non voglio incoraggiarli a farlo. Non scrivo per demandare, per cullarmi ancora un po'. Sapendo che non vedo il mondo e fuggo via.
All'incirca così:
non me ne faccio nulla delle mie paure
una volta che tu te ne sarai andato
e sorrido di un sorriso triste..
traccia di
plenilunjo
alle
00:07
0
commenti
Etichette: incontri-scontri, memento, pensieri
venerdì 12 dicembre 2008
zucchero bruciato
Credo fosse il tuo modo per augurarmi la buona notte, per cullarmi...
Non eravamo mai nel silenzio, la musica ci accompagnava in tutto, ma il tuo mondo era a spigoli e cocci di vetro, nei tuoi suoni acidi e duri io mi tagliavo sempre.
Te lo ricordi quel giorno in spiaggia, a parlar di bombe?
Io e la mia bolla di sapone che mi avvolge, che mi sono sognata intorno per non vedere il mondo così com'è, che quando succede che la sua superficie d'aria si apra o tagli mi fa troppo male. Ho bisogno dei suoi riflessi un po' cangianti per non vedere la durezza di fondo delle cose...
I gridi acidi che suonavano la mattina mi facevano male.
Ma la notte mi cullavi con loro, anche se mi svegliavo e mentre tu continuavi a dormire io non riuscivo più a riaddormentarmi in quelle distorsioni melodiche.
Distorsioni melodiche... ma era la musica o eravamo noi?
Ancora non riesco ad ascoltarli fino in fondo, sono una coperta di lana ruvida che non mi lascia sognare tranquilla. Sono una ninnananna di succhi acerbi e un fondo dolce di zucchero bruciato.
Ma questa non ti è legata, ed è una nuova nenia per quest'inverno.
Te la lascio, per quando passerai...
traccia di
plenilunjo
alle
00:32
0
commenti
Etichette: memento, misticanzasonica, pensieri
giovedì 11 dicembre 2008
collezionista
Tengo tutto raccolto in scatole di cartone, di quelle rivestite in carta colorata, con lo spazio per scriverci cosa abbiamo messo dentro un tempo, per poterlo ritrovare una volta che ci saremo dimenticati di averlo avuto tra le mani.
Tengo tutto, non riesco a gettar nulla, collezionando ricordi di ogni tempo e luogo, oggetti o pensieri sono la stessa cosa.
Forse ho troppa paura che una volta che le avrò dimenticate sarà come non fossero mai esistite, mai successe, e allora le lego a me con corde a cui non voglio rinunciare, legate in modo tale da non potersi sciogliere.
Ma il rovescio mostra il trucco e alla fine dei conti per quanto io possa abbellirle restano catene.
Oblio.
Chi ricorda solo non vive. Non c'è spazio per il nuovo dove risiedono solo ricordi. E legandomi così stretta faccio in modo che niente possa trovare spazio presso di me, come se nulla potesse venire ancora.
Faccio il cambio dei cassetti per la stagione fredda, metto in ordine, metto via ciò che non serve, non appartiene più all'ora, convinta di aver sgombrato lo spazio come i pensieri.
E mi trovo a guardarmi stranita da fuori coi capelli bagnati e il trucco sfatto, con colori e voci adesi addosso che non vogliono andarsene, gli occhi a frugare tra la gente cercando sagome che non esistono. L'acqua piovana mi lava il viso e continuo a sentirmi corpi addosso.
traccia di
plenilunjo
alle
23:39
0
commenti
Etichette: istantanee, pensieri
mercoledì 10 dicembre 2008
ghiaccio in polvere
La nebbia la fanno i camini, sbuffando bianco in trasparenza su altro bianco.
Il tempo del respiro plasma le parole, i discorsi e i pensieri se ne vanno in nuvole bianche mangiati dall'aria.
Catene fatte d'aria palpabile, la metafisica non poteva nascere che qui.
Ci sono cose che non vanno imbrigliate.
Città che riconosco a tratti, a cui appartengo fino in fondo, entrambe fatte d'aria.
Sono giardini antichi protetti da alti muri, sentieri in cotto ricoperti di ghiaccio lucido, a incidere l'erba rivestita di nebbia come scheletri bianchi, armature di ghiaccio in polvere su steli assiderati.
E' una casa in pietra, e fuori sculture e maschere in ceramica su panchine di cuscini gelati.
Alberi come mani escono da terra con una manciata di terra ancora tra le dita, il palmo curvo e proteso verso l'alto, i rami offerti al cielo. Foglie arancio, squame vive, appese ai vuoti come se qualcuno avesse scelto per loro dove stare, a decorare d'autunno un legno già in letargo. E i vetri vecchi sanno di blu cupo mentre il cielo immobile li schiarisce in oltremare, sfondo per gemme bianche che cullano i rami.
Vie deserte e case antiche in passi di danza sui ciottoli tondi. In fondo alla strada già non esiste più nulla.
Scale di coccio per arrivare a una conca d'erba chiara su cui galleggia acqua impalpabile, mantello di sera appoggiato in bilico per non toccare il suolo. Luci opache e incroci metallici a chiudere salite e sbarrare strade, estati e mondi fa, altre vite.
I noccioli di ciliegia scaldano le mani e profumano di legno, dolceamaro, inverno che cuoce nel forno.
E' tanto che non canto mentre mi addormento, non c'è più musica in quell'istante di semi incoscienza, quell'ultimo momento in cui ci accorgiamo di star sognando e interrompendo il sogno per un attimo rinunciamo ad essere coscienti e crolliamo nel buio.
Sono notti mute queste, i miei sogni non conoscono le note e premono tasti a caso.
Facessero un po' più attenzione...
traccia di
plenilunjo
alle
00:07
0
commenti
Etichette: istantanee, pensieri
venerdì 5 dicembre 2008
mattine d'acqua
traccia di
plenilunjo
alle
11:10
2
commenti
Etichette: istantanee
lunedì 1 dicembre 2008
parole d'aria
Il cielo si scurisce d'indaco, con le nuvole grigio cupo a riflettere il tramonto, incendio di temporale. E la tempesta si è sfogata, si allontana e mi lascia in pace. Le nuvole cupe non fanno più parte dei miei giorni.
Ci sono i campi dall'erba ghiacciata, steli bianchi e rigidi che riflettono il cielo. I salici hanno ancora le foglie, e l'acqua è circondata da rovi e piume color polvere. I pioppi sono saldi a terra, coi tronchi robusti senza foglie che entrano con forza nell'aria.
Le betulle hanno serbato le foglie solo sui rami più alti, da un lato bianche come la scorza del tronco, argento sull'altro.
Foglietti bianchi appesi in aria, pensieri e parole disperse.
Brillano, lì, sulla punta dell'albero. Come desideri in dono al cielo.
traccia di
plenilunjo
alle
18:39
0
commenti
Etichette: istantanee
venerdì 21 novembre 2008
scorze vuote e ladre d'occhi
Vorrei spogliarmi, togliermi la pelle come un vestito, appenderla a fianco al letto come scorza vuota e al mattino non trovarla più. Pelle lasciata a seccare all'aria, finchè non diventerà talmente fragile da sbriciolarsi al primo tocco. Forse allora potrò cercarmene un'altra.
Cambiar pelle, trovarmi domattina a guardare la mia vecchia buccia ormai inutile rimasta in uno sguardo, forse una punta di nostalgia, ma non più che quella.
La vista è morta, è solo il tatto che rende vivi.
Contemplo e muoio allo stesso tempo, senza sapere entrare nel mondo.
Colombe, avvicinatevi e rubatemi gli occhi, a me non servono, è bene che impari altri modi di toccare le cose. Streghe, serbateli in mezzo al mucchio, nel fondo della caverna. Magari un giorno tornerò da voi, per pregarvi di ridarmeli. Allora, solo allora però, esaudite il mio desiderio. Voi in fondo non ve ne fate nulla, e io la strada per arrivare a voi sono riuscita a trovarla anche senza di loro. Potrete ridarmeli allora.
Potessi davvero togliermela stanotte questa buccia usata, e lasciarla appesa vuota all'aria. Non mi serve la pelle per dormire, e i sogni mi attraversano comunque.
traccia di
plenilunjo
alle
20:38
0
commenti
Etichette: pensieri
giovedì 20 novembre 2008
filo da imbastire
ho perso il tempo del mio respiro.
Scivolo tra giorni irrimediabilmente uguali e bianchi,
tendendo teli e cucendo cuscini per non imbastire la mia storia.
Resto chiusa dentro, nella mia non trama tracciata in fili di cotone senza forza.
E' un abbozzo, solo un'idea, fibre fragili senza un perchè.
Schiacciata dal mio stesso peso intreccio nonsense,
mi rigiro e guardo al buio, senza rumori.
Mi lego sospesa sopra di me, guardandomi dall'alto.
E smetto di sentire.
traccia di
plenilunjo
alle
23:28
0
commenti
Etichette: incontri-scontri
lunedì 17 novembre 2008
di sorrisi e spilli
Sfocata, ignoro pensieri e parole che non voglio dispiegare, li guardo da fuori, solo la superficie. Non voglio sapere cosa ci sia dietro, o dentro.
Vuota, secca, ogni goccia che potevo trattenere è scivolata via. Rosa di Jericho senz'acqua, nè piovana nè di nebbia, non ho più fiori da far sbocciare.
Arida di terra d'Africa si rompono crepe, la pelle si tende e taglia, si lacera di nuovo, come ogni volta che non so prendermi cura di me.
Storie che porto solcate sulla pelle, incise a vivo, da dover raccontare ogni volta da capo. Gioco perverso che il mio corpo porta avanti, rompendosi ogni volta che si sente lacero.
Ci sono passati di cui non ci si può liberare.
Ma si può fare di meglio. Ce li si può incidere addosso.
con gli spilli in una mano e un sorriso nell'altra.
scegli tu cosa prendere.
traccia di
plenilunjo
alle
00:09
0
commenti
Etichette: incontri-scontri
giovedì 13 novembre 2008
bianco sgualcito
Questa città è senz'aria.
Non è che sia soffocante, semplicemente non ce n'è, è vuota, gli spazi non sono riempiti da nulla e anche il tempo è come sospeso. C'è un unico colore che si spande tra le cose, un vuoto che prende consistenza, grigio sporco, chiaro, strati di bianco sgualcito che si riversano per terra.
E' come una boccia di vetro, di quelle da capovolgere per far nevicare. Solo che si sono dimenticati i pezzettini bianchi e rimaniamo noi in apnea, fingendo di nuotare con costumi colorati.
Ho inghiottito troppa acqua, non ricordo più come si fa a parlare.
Parole atrofizzate in gola, ho dimenticato tutto, e anche le storie sono finite, non c'è più da raccontare.
Non c'è nulla da cui partire, e forse anch'io sono diventata il cielo di questa città, distesa senza segni fino alla fine del mondo, immoto, senza pensieri. Cielo che a volte si condensa e cade a terra, raso al suolo in un respiro bianco opaco, spuma d'acqua sospesa sul verde dell'erba, mare calmo che oscilla lento tra un bastione e l'altro, scogliere fatte di mattoni rossi.
Divento nebbia, ogni giorno un poco in più, nascondendo il mondo senza crearne un altro che ne prenda il posto. Soffi d'aria, sbuffi che si disperdono senza peso nè colore, dissolti nel tempo di un respiro.
Dimentico. E divento nebbia.
Mi giro intorno a braccia aperte ed aria fredda. Il mondo finisce qui, nel cerchio tracciato dalle dita.
traccia di
plenilunjo
alle
18:15
0
commenti
Etichette: istantanee, pensieri
mercoledì 5 novembre 2008
a testa in giù
guardando il mondo al contrario
senza saper raddrizzare gli occhi
per rimettere a posto le nuvole
traccia di
plenilunjo
alle
18:37
0
commenti
Etichette: pensieri
martedì 4 novembre 2008
trame e orditi
è un arazzo strano quello che intrecciamo.
mi trattengo, sto in silenzio
le mie parole da ricamare al telo
sparpagliate sul tavolo
come perline appena comprate.
ma non c'è più il telaio
e i fili cadono e si annodano
con la spola incerta tra le dita
l'ordito ucciso a terra, nessuno spazio per passare.
le mie parole cadono tra i tuoi silenzi
senza toccarti.
traccia di
plenilunjo
alle
17:32
0
commenti
Etichette: incontri-scontri, pensieri
giovedì 30 ottobre 2008
cieli verdi
non lascio segni
senso d'instabilità continuo
che tutto oscilla e resta in ballo senza posarsi mai
eterna giravolta che guarda pericolosamente avvicinarsi il suolo
anche quelle poche tracce rimaste
non sentirai la mia voce
resterà un'unica frequenza bassa e rigida tesa su se stessa
respinta come davanti ad uno specchio
gettandosi contro di sè per frantumare il vetro
i capelli sospesi in aria a far da scia
traccia di
plenilunjo
alle
00:13
0
commenti
Etichette: incontri-scontri, pensieri
domenica 26 ottobre 2008
le bolle di sapone sono solo vetro un po' più fragile
scricchiolare tra i silenzi
illusionista di parole, non sono nient'altro
cerco abbracci, per sentirmi accolta contro corpi
a dirmi va tutto bene, chetarmi con parole lente e a bassa voce
così che io resti lontana da me, non riesca più a ferirmi
traccia di
plenilunjo
alle
23:17
0
commenti
Etichette: incontri-scontri
sabato 25 ottobre 2008
dormi dolcezza dormi
Una ninna nanna, nella speranza che possa aiutare a fare sogni più belli della realtà.
Se vuoi vedere il mondo
Lo troverai nel sogno
Io te lo canterò
Ma se nel sogno capita
qualcosa che spaventa
Io sarò molto attenta
E ti risveglierò
C'è chi si è addormentato
Ed ha visto la radura
Sfrecciando come un passero
Che vola in primavera
C'è chi si è addormentato
E si è risvegliato grande
Era passato un attimo
Sotto le vecchie piante
Dormi dolcezza dormi
Ch'è tempo guadagnato
Quello che avrai perduto
Te lo racconterò
E se nel sogno vedi
Qualcosa che ti piace
Abbasserò la voce
Non ti risveglierò
C'è chi si è addormentato
E ha visto la pianura
Un usignolo e un passero
Col sole e con la luna
C'è chi si è addormentato
E come in pieno giorno
Ha visto per un attimo
Com'era bello il mondo
Dormi dolcezza dormi
Ch'è tempo guadagnato
Quello che avrai perduto
Te lo racconterò
E se nel sogno capita
Qualcosa che spaventa
Io sarò molto attenta
E ti risveglierò
traccia di
plenilunjo
alle
23:04
0
commenti
Etichette: inotherwor(l)ds, nenie
lunedì 20 ottobre 2008
tra le palpebre
Restò in silenzio. Il voltò si mosse appena, impercettibilmente.
-Perchè stai con gli occhi chiusi? Dormi?
So aprire gli occhi, so riconoscere quando li ho chiusi. Sono bugie senza fine, per resistere all'aria che viene, non aprirli. E la luce è troppo forte, improvvisa, e allora resto immobile in mezzo alla strada, mi accuccio e chiudo gli occhi, sperando di evitare lo schianto.
Ho fatto tutto da sola. Ho costruito io i miei castelli di sabbia e poi ho fatto scorrere l'acqua salata nei fossati, a lisciare le pareti tonde delle torri fatte col secchiello. Ho camminato tra le mura, affondando nella sabbia ruvida ogni volta che arrivava l'acqua. E alla fine ho camminato sopra tutto, l'ho distrutto. Senza grazia, senza motivo, senza senso.
Gettarsi sabbia addosso, sopra, a seppellirsi un poco in più ogni giorno che passa per uccidere i pensieri belli non appena si presentano. Dico loro che non sono importanti, e così sono sicura che non sapranno tornare indietro, mi lasceranno in pace.
Mille tagli, imparando ad incidere la pelle di sbieco, di modo da far passare l'aria come taglio di carta fredda.
S'impara, s'impara tutto. Io sto perfezionando le maniere di ferire, sono diventata brava.
Mi canto da sola nenie tristi, cantilene per cullare i pensieri, ninnenanne per farmi dormire, chiudere gli occhi e chetare le voci.
-No, non dormo. Guardo le palpebre, cerco di colorare il mondo.
Per favore, fammi stare così ancora un poco...
traccia di
plenilunjo
alle
21:26
0
commenti
Etichette: incontri-scontri
sabato 18 ottobre 2008
i cocci di vetro riflettono il sole
E sono cascate di foglie come goccie di pioggia che vengono giù, vorticano, crollano senza pudore. Scaglie di vetro dai colori tenui, trasparenti contro il sole pulsano a terra, di nuovo in tinte vive.
Sera, cielo terso d'inverno, col suolo segnato dai lampioni accesi a scivolare in una serpentina che guizza in curve morbide, lungo il fiume, in linee troppo lunghe per non potersi piegare. Azzurro velato d'acquerello a coprire le cose, cielo che si tinge di grigio a sporcare leggero i colori, lilla e poi giallo scuro, fino all'orizzonte pulito e liscio, arancio vivo e azzurro cupo.
Entra in circolo, e poi credi di non meritarti niente di più.
E gli unici bagliori di luce sono quelli dei cocci di vetro calpestati a terra.
Mescolarsi alla polvere per convincersi di non valere nulla più.
Lettere immaginarie di cui ogni riga è una nuova stesura.
E alla fine le getterò tutte comunque.
traccia di
plenilunjo
alle
01:31
0
commenti
Etichette: incontri-scontri, istantanee, pensieri
lunedì 13 ottobre 2008
sotto il limite dell'eco
Non so se riuscirai a sentirmi, me che ti parlo.
Ma riuscirai mai a sentirmi?
E arriveremo mai a incontrarci, un giorno o fuori del tempo?
E che cosa saremo allora? O non saremo più? Ci annulleremo a vicenda come il sì e il no?
Ma di una cosa puoi essere certo: io avrò serbato tutto con cura.
[M. Ende]
traccia di
plenilunjo
alle
15:19
0
commenti
Etichette: inotherwor(l)ds
domenica 12 ottobre 2008
a colori spenti
mi stringo e accoccolo su di me a trattenere calore
conservati sotto chiave perché la luce non li consumi e porti via
traccia di
plenilunjo
alle
17:00
4
commenti
Etichette: incontri-scontri
sabato 11 ottobre 2008
albero grigio
Poche ore di sonno, mi sveglio stranita, fuori dal mondo. Per una notte vorrei sognare a colori, senza che le tinte cupe che mi tengono compagnia nel giorno prendano corpo e voce nei sogni distorti che compongo la notte.
Al mattino sono passi uno in fila all'altro per strade senza persone, solo le foglie a nascondere il cemento e ammorbidire i passi. Cielo azzurro e aria mite, i salici entrano coi rami morbidi nel fiume, le foglie ancora chiare raccolgono la corrente che passa, incidono onde.
Ma poi c'è il parco.
Prati e prati e prati, dalle curve che salgono e scendono nell'erba morbida, le dita si tuffano tra gli steli verde liscio sentendo l'acqua fresca trattenuta sulla superficie della terra, colore vivo che sa di umido, un verde che riflette e mischia cielo terso e foglie gialle.
Sentieri in terra battuta, marroni, rossi e gialli a ricoprire il suolo, alberi in incendi a costeggiare. E ovunque, in macchie irregolari, senza forme, colpi di viola e bacche bianche, arbusti rosa dai frutti uguali.
Cammino, parlo nell'aria, non parlo più, non voglio parlare.
Il bosco mi costringe a non sprofondare in me, mi prende gli occhi e mi trascina via tra le sue forme, i suoi colori e odori. Il sole attraversa la lana lavorata leggera e tra le maglie rade e fini tocca e scalda la schiena nuda, il corpo intero che sussulta e ringrazia, sorriso pieno.
Terra grigia, umida ancora di notte, giochi di legno e due altalene blu attaccate ad una trave liscia e scura.
Le gambe avanti e indietro cullano i pensieri, cullano me. I capelli vanno sul viso, sugli occhi, in bocca mentre torno indietro. L'aria invade il viso e il volo è verso un albero alto e saldo, dritto contro il sole. Tra le foglie filtra la luce e dietro le betulle dalle foglie argento si agitano all'aria.
Staccata da terra e sospesa in aria, lontana da tutto, c'è solo il bosco e la sua luce, i suoi odori umidi, vivi.
Toccare la terra e accarezzare i tronchi bianchi scorrendo i polpastrelli lungo i segni incisi in semicerchi neri. Alberi grigi dalla corteccia liscia, forme curve a snodarsi da terra, un istinto di tatto per sentirlo fresco nei palmi. Abbracciarlo nell'arco del corpo, sentirlo ruvido contro la pelle per sentirlo respirare, adattare i miei respiri ai suoi, lunghi e lenti.
Nessun rumore, nessun pensiero, né domande né risposte.
Solo, ci ascoltiamo respirare, io e quella corteccia grigia e ruvida, sulla mia guancia.
traccia di
plenilunjo
alle
23:07
0
commenti
Etichette: istantanee, pensieri
venerdì 10 ottobre 2008
sconfinare in un non
Non pensare e non sentire.
Non.
traccia di
plenilunjo
alle
23:50
0
commenti
Etichette: istantanee, pensieri
giovedì 9 ottobre 2008
muschio sulle coperte
Gocce d'acqua a scivolare sulla pelle senza toccarla, smetto di chiedere sorrisi che comunque non verranno.
Non è tempo di abbracci questo.
L'autunno è già avanti, gli alberi stanno finendo di perdere le foglie anche se i marciapiedi sono ancora invasi di scintillii di gialli e rossi.
Guardo in avanti con gli occhi fissi per non sbattere le palpebre, cerco di non pensare ai vuoti e ai no, agli sguardi spenti che hanno costellato il tempo.
Passi insicuri, non c'è equilibrio.
L'edera diventa ogni giorno di un rosso più intenso, gli alberi alternano gialli e arancioni caldi a verdi ancora nuovi e freschi, il muschio cupo e umido ricopre i tronchi grigi.
traccia di
plenilunjo
alle
23:37
0
commenti
Etichette: incontri-scontri, istantanee, pensieri
lunedì 6 ottobre 2008
spazi vuoti e mercati gitani
Giro per le strade e non penso, accumulo e metto via, come vecchie cartoline o giornali usati impilati uno sull'altro. Soffermarsi appena e passar oltre per lasciarsi scorrere insieme alla pioggia.
Sono mercatini come spazi gitani, pioggia battente e vestiti bagnati, camicie aderenti alla pelle e capelli bagnati, gocciolanti freddi. Un uomo senza età, persa tra le pieghe della faccia, spinge una ruota di metallo gialla, ferro pesante, forse treno di altri dove e tempi o chissà che.
Ciarpame, cianfrusaglie ovunque, soffitte ribaltate come scatole dal tetto sfondato su banchi improvvisati, scarpe sfondate e giacche appese a stendibiancheria dai tempi migliori, servizi in vetro o plastica non ha importanza, divani zuppi d'acqua e macchine da cucire spugne di pioggia.
Gente che passa il tempo di domeniche da riempire, disfarsi di cose che non ti appartengono più per scambi strani sotto il cielo grigio, e in alto un aquilone verde rompe le nuvole fitte.
Odore di mais bruciato e caffè caldo a portar via, nuvole di vapore nell'aria fredda, terra e polvere bagnata nello spiazzo deserto della semiperiferia, dove i boulevards alberati sono finiti così come le case intonacate da poco. Sono palazzi dalle ferite a cuore aperto, intelaiature di ferro che spuntano dai muri, il cemento che si mostra crudo dove il colore è saltato via, il legno che si sfalda sulle porte e lascia segni scuri come bave di lumaca.
Una ragazza di profilo seduta su una finestra agli ultimi piani, la schiena appoggiata allo stipite, a fianco il nulla.
Città dagli spazi erosi, non luoghi vuoti che si aprono d'improvviso, in cui il tempo ha fatto la sua parte e piante, cespugli e rovi hanno trovato modo di crescere e diventare alberi. Spazi selvatici strappati alle case, rose selvatiche e vuoti che invadono Berlino, lì in attesa di edifici per riempirli mentre progetti stampati a colori accesi su plastica lucida li incorniciano in contrasti troppo finti.
Case crollate di peso, resta l'erba a invadere quel lembo strappato alla città, circondato in verticale da muri alti.
traccia di
plenilunjo
alle
23:36
0
commenti
Etichette: istantanee, pensieri
venerdì 3 ottobre 2008
conchiglie mute sulla sabbia
Ritrovo naturalezza nel lasciare tutto quanto per me, senza sapere se avrò poi voglia di cercarne un senso, ricopiare in bella su fogli bianchi, schermi finti in cui giocare con sé per illusioni dolci.
Si muore lentamente, un poco per volta.
E ritrovo la voglia di scrivere ora che sono partita di nuovo, ho altre nuvole nel cielo e colori diversi nelle vie, suoni e profumi che non so riconoscere.
Malinconia a cui cerco di non pensare. Per le parole che non usciranno da me, per il laccio viola che chiude le pagine, un anno racchiuso in un centimetro di spessore, io poco più che questo.
O forse è solo ciò che ne esce quando smetto di raccontare le istantanee raccolte nel viaggio, che tenute solo per me hanno poco senso.
Inutilità di raccogliere storie senza riuscirle a raccontare.
Toni di voce incerti, che non sai quanto puoi sbilanciarti, lasciar andare il tuo vissuto, lasciarti rivivere in altri occhi.
E non essere intesi, e vederli andar via, per imparare a censurarsi di nuovo, capire che non c'era spazio.
Pensieri che non volevo ascoltare, parole che non possono essere dette. Non più, forse mai ancora, per ritornare soli senza mai essere partiti.
traccia di
plenilunjo
alle
00:17
0
commenti
Etichette: incontri-scontri
giovedì 2 ottobre 2008
trattenere colori
Rendersi conto di aver ricominciato a pensarmi sola...
Non è gioia ma le tinte non sono nemmeno nei toni del grigio.
Sono solo colori un po' più spenti, quel gioire solo per sé che non riesce mai a vibrare fino in fondo.
E' sopravvivenza. Non ci si possono continuare a conficcare spilli in cuore.
Aver bisogno di un sorriso tenue per non sentirsi inutili, tristemente fuori posto.
Io a colori sbiaditi, che nello slancio avevo messo quanto di più bello potessi regalare.
E sulla pelle resta polvere.
Mi ritrovo e sento sola a guardare la pioggia che suona sul fiume, gli alberi ancora con le chiome piene che feroci si slanciano sull'acqua, gli argini invasi dai salici chiari che si intrecciano sul fondo scuro.
E ritornare poi la sera, senza più pesi addosso, sotto il cielo ormai cupo ma di azzurro e nuvole sfilacciate, le ultime luci a brillare sull'acqua. Fermarsi sul ponte a sorridere al fiume.
Sorrisi solo per me, senza pensare di poterli raccontare, che il silenzio non è un buon amico a cui dire le cose.
Colleziono colori e suoni tra le mie istantanee, per poterle recuperare nelle giornate d'inverno.
Avrò chiome d'oro lungo la metropolitana all'aperto di Berlino, i suoi muri cotto scuro.
Collezionate e non narrate, restano silenziose, quiete immobile.
Non è tristezza, non del tutto.
E' solo capire che devo trattenere i miei colori.
Sperando di non doverlo fare troppo a lungo. Sperando di non dimenticarli nel frattempo.
Forse è per questo che li scrivo...
Non voglio parole di circostanza.
I propri colori raccontati e non accolti perdono luce, invecchiano di colpo.
Meglio il silenzio allora, non capendo se sono stata io a volerlo...
traccia di
plenilunjo
alle
00:01
0
commenti
Etichette: istantanee, pensieri
mercoledì 1 ottobre 2008
voli senza logica
Mi controllo in ogni gesto e la tensione è sputata fuori con ogni parola, inutilmente malcelata.
Io come corda pizzicata da ogni goccia che cade dal cielo, suono stridulo di metalli che s'incidono di sbieco.
Le mie parole hanno il gusto dell'argento vecchio, ossidate di scuro non appena toccano l'aria.
Sentenze e intermezzi mentre l'ego si erge sovrano, convinto di potere tutto, di poter decidere di ogni mio destino.
Gabbie dorate in cui il mondo non conta nulla, esercizio di giochi infiniti di parole, perfezionato sempre più per stringere meglio.
Non voler gioire del mondo, e scorrere le strade chiudendo gli occhi, anche se il muro sanguina rubino e le foglie gialle cadono in voli senza logica, luci e colori che rimbalzano in sfarfallii di silenzio felicemente ingenuo. Ignorare gli alberi che danzano e creano un sottobosco all'ombra dei treni sulla sopraelevata di mattoni e ferro, ignorare i muri cotti dal sole, rosso bruciato di stelle a otto punte. Passar veloci, e non guardare le coperte vinaccia scuro gettate sulle panche di legno denso, i divanetti in vimini e cuscini bianchi sulla riva del fiume tra i lampioni gialli specchiati sull'acqua. E le candele circondate dalla carta bianca, a piegarsi e flettersi in rughe improvvisate, linee e tagli tra fiamme e vento.
La metropolitana corre lenta in superficie, rumore basso, un vibrare corporeo che risuona nei pensieri, lentamente calmi, battito del cuore in ferro e pietre
E mi sorprendo a pensare a me, a quel mio incessante farmi male nel cercare di convincermi del mio silenzio triste. Quel dirmi hai visto? non valevi la pena, che credevi?
Come un mantra recito i miei nomi. Ricordo luoghi e visi, traccio nell'aria linee e forme con le mani.
Bianco inerte di cui non so che fare.
e troppo spesso parlo sola...
traccia di
plenilunjo
alle
00:02
0
commenti
Etichette: istantanee, pensieri
martedì 30 settembre 2008
vetro rotto pieno d'acqua
Edera come vino rosso, gocce di sangue vivo sui muri chiari spenti dall'ombra.
Distributori di palline colorate e venti centesimi per cioccolatini in carte smaltate, colori sgargianti attraverso un vetro mangiato dal tempo, giochi vecchi e sorrisi pieni.
Ballerine in stringhe di metallo a rincorrersi, forme irregolari a intagliare i palazzi.
Vetro brillante e pioggia sospesa, trattenuta in aria senza lasciarla cadere.
Io, senza peso...
Pensieri annebbiati, non c'è né lucidità acuta né sprofondamento in queste parole.
Si snodano come segmenti senza lasciare traccia oltre a un contorno vuoto tracciato col nero.
Mare mosso e movimenti riassorbiti tra le onde, come non fossero mai stati fatti.
Le mie bottiglie lanciate tra le onde continuano ad affondare,
vetro rotto pieno d'acqua.
Parole senza senso, solo per cercare inutili metafore.
Cedere all'acqua e lasciarsi trasportare via.
traccia di
plenilunjo
alle
00:03
0
commenti
Etichette: incontri-scontri, istantanee
lunedì 29 settembre 2008
cera bruciata
voglia di un abbraccio, senza parole.
solo calore dolce a dire ti sento
non ti preoccupare, non mi fai paura, ti tengo stretta.
e il gioco non vale la candela.
io non valgo quelle energie, ne brucio troppe
e in cambio non so nemmeno scaldare, fare luce.
sentirsi soli...
solo è quando non hai qualcuno a cui raccontare...
traccia di
plenilunjo
alle
23:21
0
commenti
Etichette: incontri-scontri
mercoledì 24 settembre 2008
traversate d'acqua
la stessa luce dei tramonti sul mare
i colli come isole sospese
galleggianti sul pelo dell'aria
magenta fuoco in punta d'orizzonte
e quella cupola slanciata sul filare del grigio
dissolta lei e dissolto il monte
tornando a casa
rivoli di nuvole su fondali rosa
irrealtà pura
traccia di
plenilunjo
alle
18:55
2
commenti
Etichette: istantanee
lunedì 15 settembre 2008
fiori scarlatti
Andar via, spostarsi, senza in realtà fare alcun passo, e ottenere solo di allontanarsi da chi ti è caro, senza trovare nulla in cambio.
Mi perdo. Briciole di pane per recuperare la strada, ma con l'autunno e i primi freddi vengono beccate via prima che arrivi la notte e poi non resta modo di ricalcare quei passi.
Energia che portiamo con noi, che ce ne rendiamo conto o meno. La mia tiene alla larga, non fa avvicinare.
Rincantucciarsi in un angolo, per non provare, per non rischiare, per non ricevere l'ennesimo no a darti conferma di quello che tu già sai di te.
Eccezioni fatte per pochi, quei pochi che sanno toglierti la polvere dagli occhi e lasciarti sorridere all'aria leggera dei mattini autunnali, a quel sole che non sa scaldare ma porta luce, ed è già molto.
Resto seduta a terra mentre ricopri i tuoi passi. Non briciole ma sassolini bianchi ti indicano la strada, e sotto il primo strato di terra bruna brillano chiari di luce di luna.
Io resto qui, a vederti andare, interrando radici per fiori scarlatti. Sono le piante più velenose ad avere i fiori più belli, e io mi ammanto di colori vividi per ferirti gli occhi.
La mia energia come siero velenoso da cui guardarsi. Non c'è antidoto, non svilupperai resistenza alle mie stille dolci dal fondo amaro.
Circondata d'aria, come fosse una sfera di vetro, nulla entra e nulla esce.
Prima o poi anche gli occhi si stancheranno di guardare fuori. Già i profumi non li ricordo più. Gli unici che che ancora sono impigliati tra i pensieri sono quelli dei gelsomini bianchi nell'aria di notte. E il pane, caldo, appena uscito dai forni, mentre si mischia alla rugiada del primo mattino.
E' solo questione di tempo. Prima o poi se ne andranno anche questi.
Silenzio.
traccia di
plenilunjo
alle
14:38
0
commenti
Etichette: incontri-scontri
domenica 14 settembre 2008
riposarsi di sè
Anche col disegno era così, iniziavo dai dettagli, curati nei singoli particolari, nelle sfumature, nei minimi tratti. Ma poi si perdevano nel vuoto intorno e senza uno sfondo in cui immergersi rimanevano simboli, tratti iconici senza senso, terribilmente studiati e freddi.
E allora oggi cerco di far fluire le parole libere, senza cercare di costringerle fin dall'inizio in cornici dorate, sperando che possano prendere vita scordandosi di voler essere belle.
E l'inchiostro slavato stinge i pensieri, come non fossero importanti.
Fusa contro le piante dei piedi per raccogliere calore durante la notte, senza avvicinarmi per non svegliarti. Contatti minimi, giusto per sentire che sei vicino, aria e buio per consegnare ciascuno ai propri sogni.
Noi ci ritroveremo al mattino.
E mi viene da pensare alle istantanee rimaste non dette.
I Cedri del Libano sono rimasti muti, racchiusi tra i mattoni rossi slavati da acqua e sole, quei tronchi e quei rami diventati lucenti pioggia, calore saldo che affonda al suolo, liscio nel poggiarsi alla pelle.
E ci siamo noi bambini che li sfidiamo ad ogni giorno d'estate, per fare pochi centimetri in più cercando appigli sui rami più leggeri. E ora uno scuarcio lo ferisce in tagli amari, una neve troppo pesante di un ventinove febbraio, dolore triste dalla linfa alle vene.
Ma nonostante tutto è vita piena, rami così antichi da aver oltrepassato i cancelli di ferro per tendersi oltre la strada e tagliarla dall'alto da parte a parte. Un bambino biondo ride a cavalcioni mentre una mano adulta dietro alla schiena è in attesa vigile per insegnargli cosa sia l'equilibrio.
E poi i campi selvatici dentro la città, racchiusi dalla cinta muraria, rampicanti e cespugli selvatici che ricoprono le rare case, odore dolce di uva fragola che macchia di scuro i muri inondati dal sole.
Una luce che in questa città non sa mai essere limpida e pura, e sempre un velo d'acqua passa in mezzo tra te e il mondo, sogno perpetuo che non se ne va nè sa di esistere.
I paesaggi scorrono, il vento secca gli occhi che di rimando cedono lacrime, gocce nere che si disfano di continuo e restano in tracce scure sul fianco delle dita.
Perline di vetro nero ricamate su stoffa gialla, mani tenute occupate per tenere al laccio i pensieri, l'ago li trapassa e li cuce alla stoffa, cuciti stretti perchè non fuggano fuori controllo.
E il cuore pulsa forte.
Quando prendevo la bici per venire da te.
Non erano nemmeno cinque minuti, non importava neanche che fossero passati giorni oppure ore.
Persone care che ti aumentano i battiti in ritmi asincroni, felicità perennemente acerba fatta di gesti mai conclusi.
Tu che sembra riesca a vedermi per ciò che sono, che mi guardi con affetto nonostante i difetti con cui ti sommergo ogni giorno, tutte le paure e le insicurezze che porto con me come catena pesante con cui so legarmi stretta.
Tocchi dolci che vanno e vengono, parentesi tra schianti d'acqua infranti sulla pelle che lasciano segni come ustioni a tener memoria di sè.
Furia e dolcezza per contrappunti sincopatici in cui solo il desiderio ha diritto d'esistenza, mio o tuo non fa differenza.
E se faccio così è perchè mi dico che prima o poi anche tu riuscirai a vedermi come io mi vedo. E allora comincio fin d'ora a impugnare arnesi di tortura per punirmi di quel che sono.
Occhi chiusi e schiena inarcata ad accogliere carezze lente
vado in cerca delle tracce che mi hai lasciato addosso.
Segni tracciati a fondo, incisi dentro, mi fanno bene.
Sento per un attimo di potermi placare nel tuo abbraccio
e in quel momento, in te, mi riposo di me.
traccia di
plenilunjo
alle
17:58
1 commenti
Etichette: incontri-scontri, istantanee, memento
martedì 2 settembre 2008
légàmi
Sono foto, istantanee, suoni e voci che si mischiano alla terra, le dita aperte che entrano tese ma restano morbide nel penetrare quel corpo umido che vibra e respira, che la terra è energia anche quando facciamo finta che sia solo materia inerte. E' calore e forza ciò che i polpastrelli portano con sè, mentre la sabbia solletica irregolare sotto le unghie e la pelle si bagna appena nel fresco guardato dall'ombra.
Mescolare terreni e storie per ricordi sepolti a tempi brevi sotto il filo del suolo. Segni di riconoscimento a cui tornare, lì per noi, che siamo noi ad averli tracciati e lasciati per saperli trovare di nuovo. Fazzoletti bianchi appesi ai rami che il vento non riesce a portar via.
traccia di
plenilunjo
alle
20:58
2
commenti
Etichette: incontri-scontri, istantanee, pensieri
sabato 30 agosto 2008
inessenzialmente
io...
Stanca.
E non voglio vedere che forse in fondo l'esigenza è solo mia.
Ci si vende per soldi. Oppure per parole, sguardi, attenzioni di un momento o poco più. Ma alla fine si arriva sempre allo stesso punto. E alla stessa considerazione di sè...
E poi ti svegli e ti chiedi perchè, cosa stai facendo, se ci sia un senso in questo teatrino di maschere che non sanno far ridere. Nemmeno piangere in realtà, e stanno lì, mute, appese al muro, senza nessuna parola da dire, le storie da raccontare dimenticate da tempo.
E tanto cederò a me stessa fin troppo presto, buoni propositi e orgoglio verranno sotterrati ancora vivi sotto la sabbia.
Il mio fedele censore farà il suo sporco lavoro anche stavolta, con ogni attenzione e cura possibile.
-Vedi, è che cadi nell'inessenziale...
traccia di
plenilunjo
alle
20:49
0
commenti
Etichette: incontri-scontri, pensieri
giovedì 28 agosto 2008
random mind
Non bisognerebbe conservare le cose così a lungo. Tenerle in un angolo, chiuse al sicuro e al riparo dagli sguardi, convinti di tenerle così in serbo per un domani. E poi, quando andiamo a cercare ciò che abbiamo con cura messo via, scopriamo che nel silenzio ha cambiato forma. E non riusciamo più ad avvicinarci, a gustarne il sapore o il profumo, a sorriderne.
Carezze che non sanno di esistere, bruciate d'ocra in contatti troppo forti che dimenticano dolcezza e cura. E forse per quello il mio viso prende tinte spente di viola, nel bisogno di abbracci per mettersi a nudo, calore dolce per sentirsi al sicuro.
Pane caldo appena imburrato, e lenzuola di burro per scivolarsi addosso, senza peso sospesi nel tempo.
Passare la notte avvolta nel tuo abbraccio, braccia a circondarmi e tenermi stretta per respirarti. Respirare il tuo odore per tutta la notte e conservarlo fino al mattino.
Sorrisi che commuovono e colmano il corpo intero, in doni lontani di serenità pura, montagne salde che offrivan riparo. Il tuo, desiderio di abbraccio ricevuto in dono, solidità di monte che avvolge e rallenta i pensieri, dolcezza d'ombra di pietra forte.
Sfruttare la notte per cacciare il giorno, potermi adagiare su te a chiudere gli occhi, respirando lenta.
Maledire il mattino che allontana e porta via.
E io uso troppe parole, cerco di chiarire dove non c'è bisogno, e mi dici che forse qualcosa non va.
Tentativi di coprire silenzi.
traccia di
plenilunjo
alle
14:00
0
commenti
Etichette: incontri-scontri, istantanee, memento, pensieri
martedì 26 agosto 2008
macerie fertili
Giorni che passano per ritrovarsi in buonGiorni sempre nuovi, limpidamente chiari, in cui sentirsi, scoprirsi e riscoprirsi ogni volta da capo, mai interamente noti, mai scontati, sempre noi, ogni volta nuovamente noi, nuovi noi.
Soffiar via abitudini e polvere per rinascere ad altra vita, ogni giorno rinascere senza rinnegare ciò che è stato, ciò che è passato.
Good Morning.
Grumi dolci per mettersi a nudo e sentirsi vivi.
traccia di
plenilunjo
alle
15:05
0
commenti
Etichette: incontri-scontri, inotherwor(l)ds, misticanzasonica
venerdì 22 agosto 2008
desideri distorti
inchiodarsi al muro
sogno distorto
giocare al massacro con delle idee
traccia di
plenilunjo
alle
20:21
0
commenti
Etichette: incontri-scontri
giovedì 21 agosto 2008
fiori di polvere
dalla polvere ho imparato a non chiedere nulla
un fiore di stoffa raccolto da terra
fiore di polvere
polvere sulla pelle e nei vestiti, nelle nostre parole
polvere a ricoprirci e togliere l'aria
gocce di pioggia a impastarsi e diventare fango
parole lacere che non sanno nulla di sé
traccia di
plenilunjo
alle
15:34
0
commenti
Etichette: incontri-scontri, memento
mercoledì 20 agosto 2008
Finist Belfalco
Se pianti aghi e coltelli le ferite saranno la moneta di scambio. E allora di che ti stupisci?
Come Finist, l'unica cosa che resta da fare è aprire le ali, prendere slancio, volare lontano.
Ferire e ferirsi, per quel che si è. Non per un gesto, nè una parola, ma tenere lontani per la propria essenza.
Che c'è qualcosa di profondamente sbagliato, ma quando siamo troppo vicini si smette di riuscire a vedere.
Sento i coltelli ma non ricordo più dove li ho conficcati. E come sempre riuscirò a ferirmi e ferire chi si avvicina.
Come Finist, le ali lacerate faranno gettarsi in volo. Ma i miei coltelli sono penetrati fondi a terra, e dritti dentro al suolo mi terranno conficcata in esso.
Corpo inutile che non sa parlare, che diventa un peso da portare con sè, pesante e grave. Viso irregolare e composto male, che non sono gli specchi a saperlo riflettere. E ora resta scomposto e rotto, senza occhi da guardare che sappiano rimetterlo a posto, che lo schiariscano con lentezza, dolcemente attenti.
Le tue parole come conchiglie ancora bagnate di mare, tra le mani per accarezzarmi il corpo.
E cerco di non pensare e guardare il mare, a cercare il rosa madreperlaceo che riflette il cielo, ceruleo cupo che s'immerge nell'indaco.
Forse anch'io una conchiglia rotta in balia di scogli e sale, acqua che lava e porta lontano, porta via senza lasciarsi in ricordo.
Stretti tra le dita per gocce di sangue, conficcati in gola per imporsi silenzio.
Persone amate per riuscire a guardare i propri cocci di vetro.
Persone amate nella piena luce del giorno.
traccia di
plenilunjo
alle
10:48
0
commenti
Etichette: incontri-scontri, pensieri, Tales
venerdì 15 agosto 2008
temporale opaco
traccia di
plenilunjo
alle
21:21
2
commenti
Etichette: istantanee, pensieri
lunedì 11 agosto 2008
le fate danzano, ma non concedono invito
Niente stelle per S. Lorenzo. Mi avrebbero resa triste.
Non avremmo trovato cielo pulito, senza inquinamento di luci, sarebbe stato un nero sporco, le stelle a lottare coi nostri rumori.
La luna sta crescendo, tra pochi giorni sarà piena.
Anche lei copre le stelle, e per una volta spero siano nuvole.
Nessun desiderio, che tanto le stelle già li conoscono, glieli canto ogni notte tornando a casa perchè poi vengano soffiati dentro al mio sonno e nei miei respiri continuino a vivere, fiammelle leggere che chiedono aria.
Mi sveglio con un sorriso appoggiato sul corpo, occhi che sanno di carezza chiara, mani che ancora indugiano lente, ricolme di cura.
Il giorno segue, il mondo pure.
Io continuo a vivere di quei tocchi, che mi si sono attaccati addosso, che continuano a battere lenti, senza tempo, che mi legano stretta con nodi d'etere.
traccia di
plenilunjo
alle
16:14
0
commenti
Etichette: pensieri
giovedì 7 agosto 2008
notte di pioggia
notte di pioggia forte, cielo in rivolta, odori acuti impregnati di buio.
al chiuso, restare immobili a guardare fuori per lasciarsi trascinare dalle gocce d'acqua, gettare fuori i pensieri per farli finire scroscianti a terra, rumori indistinti a fluire via.
gocce di pioggia a frenare la luce, schegge sospese in aria a rompere il buio.
in sottofondo tintinnio metallico, scosso dal vento.
le ginocchia raccolte al petto, lo sguardo perso, i pensieri anche.
senso di scacco, impotenza.
non poter far nulla per raggiungere ciò che cerchi, che il mondo s'intromette beffardo come a prendersi gioco di noi, inventando sempre nuovi trucchi per farci affidare al vento e poi perdere quota, schiantarci di colpo.
e incassi, e cerchi di convincerti che prima o poi ce la farai a prendere il volo e nelle correnti d'aria ci sarà equilibrio fatto di evoluzioni, planate e slanci, acrobazie che s'intrecciano ridendo, energia pura che si snoda e vibra vorticando su se stessa, gioendo di sè.
e vai avanti, giorno per giorno, un respiro fondo a salutare il sole per ricordarsi di tenere gli occhi aperti, a farsi riempire e lacrimare d'aria.
ma in fondo a tutto una mancanza acuta, a ricordare...
nostalgia e desiderio, legati stretti.
cercarsi comunque, che non puoi farne a meno.
traccia di
plenilunjo
alle
10:38
0
commenti
Etichette: istantanee, pensieri
mercoledì 6 agosto 2008
per terra, desiderando il cielo
Occhi bassi che chiedono di tornare bambini, per non dovere più essere cinici, per riuscire a incantarsi di nuovo.
Ma non è troppo distante, e intrecciamo fili e voci in discorsi antichi per tagli nuovi, a cercare sorrisi sul viso mentre giochiamo sull'erba.
Ma ne ho bisogno per andare avanti.
Ho bisogno di salutare la me bambina e il suo letto giallo, che ancora sono convinta sia stato dipinto mentre dormivo, in un pomeriggio come uno di questi, con le finestre aperte e la luce a entrare con forza.
E ora seduta sul legno, quasi accucciata, svito i perni, lo distruggo e le assi cadono a terra, spazio vuoto dove c'era il passato, solo aria a restare sospesa, silenzio.
Il Giardino vibra, onde elettroniche, voci amplificate, dijeereedoo, fari puntati sugli alberi in colori di plastica, mattoni antichi che accolgono luci e storie.
Sdraiata per terra, una collinetta che ospita un albero, toni blu, alcune foglie macchiate di porpora. La terra sotto e le mani afferrano l'erba cresciuta sul secco. Una voce continua a narrare, lenta, parla, racconta storie, s'intreccia ai suoni e alle luci.
Fuggo nel buio, nel cielo, non voglio pensare a tutti i miei passati.
Sento la terra e mi rifugio nel cielo.
traccia di
plenilunjo
alle
14:09
0
commenti
Etichette: incontri-scontri, inotherwor(l)ds, istantanee, memento
sabato 26 luglio 2008
cielo di polvere
ma chi si controlla
sta perdendo il suo tempo
traccia di
plenilunjo
alle
18:30
2
commenti
Etichette: inotherwor(l)ds, istantanee, memento, pensieri
venerdì 18 luglio 2008
ponti fragili, sospesi in aria
Non siamo qui, non davvero. Ci forziamo ad essere per contrastare uno spaziotempo che cerca di estrometterci, un mondo che penetra per contatto senza chiedere permesso, portandoci fuori da sè. Fuori da noi.
Fratture e fragili suture che cercano di tenere legati così da non finire totalmente fuori asse, così che i pensieri e i sentire possano ancora fluire senza trovare ostacoli sul loro sentiero. Ma poi inciampiamo, di continuo, e mentre facciamo finta che non sia così e neghiamo la cosa non facciamo altro che rinsaldare quella distanza fredda e lontana che si è andata a creare.
Qualcosa non funziona più, si recitano copioni imparati un tempo a memoria e resuscitati in incerte reminescenze, giocando con dei noi che forse non esistono più. Almeno non più con quella forma, in quello stare. Non ci capiamo più, non ti capisco, non mi capisci, ci feriamo in un niente, suoni uditi ma non più intesi.
Kairos che ci reclamano e noi a far finta di niente, convinti che un giorno si decideranno a tornare per noi, ci faranno ancora visita. E mentre lascio scorrere via penso che voglio essere io a negarmi ad esso, a questo spaziotempo, io a creare e decidere i miei momenti opportuni.
Mi rifiuto, mi ribello al tempo e alle sue gabbie, alle mie gabbie, alle mie paure, alle nostre paure, ai pregiudizi troppo stupidi per potersene fare fermare, così mortiferi, mentre l'istinto vitale è tutto ciò che bisogna seguire, che a saperlo ascoltare e sapersi ascoltare si è sempre al di là del bene e del male, fedeli a sè, vivi, aderenti a sè, e non serve altro, nient'altro da chiedere o volere.
Non mi voglio piegare alle nostre paure, non voglio sottomettermi al sentirmi inadeguata e fuori luogo, che ciò che fa bene è per sua natura buono, da accogliere senza condanne ipocrite, da seguire e da cui farsi condurre.
E quando non riesco ad abbattere i muri nei pensieri o con le parole, allora lo faccio col corpo, con ciò che posseggo di più istintuale, di più vivo, che le parole spesso portano con sè distanza, fioriscono malintesi. Ci sono troppi pensieri, troppi vissuti, nelle parole.
Ma in un colpo d'occhi, un sorriso, un abbraccio, siamo noi, noi che traspariamo, diventiamo trasparenti a noi stessi e a chi ci è caro nei nostri gesti.
E allora per primo cerco il terreno che più istintualmente ci unisce, quello dove possiamo toccarci per poterci incontrare di nuovo, al di là di ogni difficoltà.
E' un ponte tibetano sospeso sull'abisso, un'impalcatura fragile, ma solo un ponte è possibile ora, ponte che aiuta a toccare senza tuttavia avvicinare così tanto da far collassare nello schianto, ponte esile che mantiene la distanza ma è in grado di guardarla, sospeso in aria, per cominciare a traversarla.
Note, contatti, colori, in cui toccarsi.
Ti cerco per istinto vitale...
traccia di
plenilunjo
alle
17:04
0
commenti
Etichette: incontri-scontri, inotherwor(l)ds, pensieri
venerdì 11 luglio 2008
riTagli
Testa che risuona sorda, colpi fondi, cupi, senza eco.
Trattengo tutti i pensieri tra le pieghe sulla fronte, bloccati per non farli arrivare a occhi e labbra, tenuti dentro per farsi più male, colpirsi un po' più a fondo.
Lo sapevo. Sì, lo sapevo. Ignoravo la cosa. Facevo finta di nulla mentre mi parlavo da sola.
Non ho nome. Non ho sguardo nè voce. A volte so di essere solo un'idea.
Peraltro mia.
Non cerco risposte. Che so le cercherei nel luogo sbagliato, da chi non posso trovarle. E in fondo il problema resto io con i miei nodi irrisolti, nodi che mi diverto a stringere, gatto a nove code fatto di parole.
Chiudo, ho chiuso tutto, me per prima.
Le vergini s'impiccavano per suicidio, stringevano il collo con un laccio per chiudere il corpo, chiudersi al mondo, uscirne.
Moderna e più invisibile uccisione, i muscoli stessi diventano corda a chiudere i polmoni.
Non voglio sentire, mi chiudo al mondo, chiudo il mondo a me, lascio fuori l'aria e mi tolgo la capacità di respirare.
Chiudo, ho chiuso tutto, me per prima.
Mi rigiro su me stessa senza mai toccarmi, aria ferma, resto immobile fuori da me.
Parole inutili, giocate in tutta la loro forza per affondare, dritto alle vene, trovate con precisione, al primo colpo.
Farsa. Favola della buonanotte che mi racconto a volte perchè i sogni siano più leggeri e la smettano di rincorrermi ad ogni buio per inchiodarmi al muro, per tutte le volte che col sole non sono riuscita a farlo per bene.
Vivo altri presenti, se avessi scelto altra vita e non questa. Mondo distorto che prende vita e s'impossessa di me, del mio corpo.
Sono scene sfocate, corpi a collassare uno sull'altro, scontri in cui non sopravvive nessuno.
Violenza di contatti per riuscire finalmente a sentire qualcosa, bramare in quella violenza l'energia che hai usato per venirmi addosso.
Giudice, accusato e boia insieme, i chiodi penetrano bene a fondo.
Sentirsi usati, stracci usati, scampoli, ritagli a respirare polvere e pioggia inquinata.
Vivere di ritagli di tempo, comprati al mercato nel cesto degli scampoli. Ogni toppa un pensiero, per abiti da vendere al miglior offerente.
Ritaglio lacero.
Forse prima o poi riuscirò a volermi abbastanza bene da non esserlo.
traccia di
plenilunjo
alle
16:25
0
commenti
Etichette: incontri-scontri
domenica 6 luglio 2008
bianco terso
Contemplazioni estatiche che attraversano il corpo e lo fanno vibrare come corda pizzicata, cassa armonica che risuona lenta espandendo colori e profumi. Un sentire che non è di testa ma è un pulsare fondo, vitale.
I piedi si appoggiano sul terreno quasi potessero penetrarvi come radici, arrivare all'acqua nel sottosuolo tenuta fresca dalla terra e dissetarsi, nutrirsi di scuro e fertile. Con i polpastrelli toccare l'aria tiepida, sentirla palpabile mentre il vento nemmeno passa, giusto in alto leggero a muovere nuvole. Colori negli occhi, geometrie come arabeschi che continuano a mutare il mondo, sguardi in prospettiva, mutamenti a ogni passo. Gli aghi dei pini marittimi a ricoprire il suolo, tra campanule bianche e viola leggeri, una corteccia a scaglie dense che nella resina diventa dolceamara, miele cupo che non scivola via ma si trattiene adeso. Voci forti, accese, distanti da quel vous così formale a cui ero abituata, cortesia estrema che quasi annulla i contatti.
Mi ricarico nei cieli romani, leggeri e tersi, recupero quelle energie che i cieli grigi del nord europa mi avevano sottratto. Cornacchie scure scacciate dalle cicale che nel silenzio assolato del giorno danno un ritmo al tempo, incostante e irregolare, pensieri in moto a rincorrersi senza legami, giusto un fluire.
Modi di essere, sensibilità in un qualche senso affini, mentre scelgo nel cesto le parole più adatte, quelle che si confanno a noi. Censurarsi a volte, scegliere di continuo le parole sbagliate per cercare di venire incontro ad un pensiero o ad uno stare che ti sono estranei. Sentirsi sbagliati in partenza mentre è questione di legami; e altrove, in altri chi, le parole sono fluide, scorrono senza ostacoli a frenarne il moto, toccano a fondo, loro, giuste, accolte senza giudizio, comprese, intuito vitale.
Pagine bianche, sospensione in cui fermarsi un attimo, solo tu e il foglio vuoto. Respirare insieme alla carta e alle sue fibre, sentirne la consistenza, scegliere un punto in cui partire. E sono solo linee da snodare, senza fretta, senza vincoli, forme libere di prender vita.
traccia di
plenilunjo
alle
23:35
0
commenti
Etichette: istantanee, pensieri
martedì 1 luglio 2008
sentire casa
traccia di
plenilunjo
alle
15:10
0
commenti
Etichette: istantanee, pensieri
venerdì 27 giugno 2008
schegge di legno, foglie di lauro
traccia di
plenilunjo
alle
01:47
0
commenti
Etichette: pensieri
venerdì 20 giugno 2008
studi notturni
Dove debbo tendere davvero, là devo in realtà già essere.
traccia di
plenilunjo
alle
01:33
0
commenti
Etichette: inotherwor(l)ds, Sophia
giovedì 19 giugno 2008
spighe di grano
il suo fiato, vasto e lento, sembrava l'onda del vento che piegava lo stralisco
[R. Piumini]
traccia di
plenilunjo
alle
18:47
2
commenti
Etichette: inotherwor(l)ds, istantanee, pensieri
giovedì 12 giugno 2008
senza coraggio di chiedere
Mi serve disciplina ferrea per non crollare, per non lasciarmi spazio, che le nuvole grigie e la pioggia insistente hanno subito scacciato il sole, appena comparso, e di nuovo mi scopro addosso ferite che non vogliono guarire, resistenti al tempo e tenaci come non mai nel lasciarmi sanguinare. Nessuna tregua a prendersi cura di me..
In silenzio, senza parole, senza dirmi nulla. Senza motivo tranne l'affetto, solo un abbraccio, nulla di più, ma stringimi un attimo. Accoglimi tra le tue braccia, contro il tuo corpo, il tempo di recuperare un po' di calore, poi potrai lasciarmi andare e i miei passi si allontaneranno da te, verso il mondo, e il viso rimarrà saldo in avanti, non mi volterò a guardarti. Abbracciami però. Non da amico, non da amante, non da estraneo. Abbracciami solo perchè mi vuoi bene e nel voler bene vuoi prenderti cura di me, perchè questo è affetto, prendersi cura, preoccuparsi per l'altro. E non per proteggerlo o fare passi al suo posto, ma solo per fargli sentire che non è solo, che ha un posto tra i pensieri in cui tornare e sentirsi accolto, accettato in quel che è, senza eccezioni, in ogni fragilità o contraddizione, sè, tu, io, interamente ed essenzialmente per quel che siamo.
traccia di
plenilunjo
alle
16:10
0
commenti
Etichette: incontri-scontri
mercoledì 11 giugno 2008
incrocidiventi
I passi rallentanto, tastano il suolo, gli occhi indugiano un po' più sulle cose, le imprimono in sè per poterle ricostruire nella distanza, gli odori cominciano ad avere sentore di fine. Forse perchè qui mi sono concessa tempo. Tempo di fidarmi, tempo di offrirmi e tempo di lasciare entrare, tempo di legarmi.
Sono venti strani quelli che ci portano a librarci nell'aria.
traccia di
plenilunjo
alle
23:58
0
commenti
Etichette: pensieri
